rape di ieri di oggi di sempre

LA DONNA CALVA NEI SECOLI

Chi è stata la prima donna calva al mondo? Chi lo sa! Certamente dobbiamo trovarla fra le principesse e leregine dell'Egitto dei faraoni.

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Cinquemila anni fa, le egizie per igiene si radevano la testa a zero: quelle superbe chiome che vediamo raffigurate sono semplicemente delle monumentali e fluenti parrucche. Sotto c’è il nudo cranio, perfettamente liscio, lucido, levigato e artificiosamente allungato. Era considerato segno di nobiltà, il massimo dell'eleganza, della raffinatezza e della femminilità.

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Presso gli Ebrei le donne sacrificavano l'ornamento del capo solo per un grande dolore. "Tagliati i capelli, rasati la testa per via dei tuoi figli, tue delizie: renditi calva perché vanno in esilio lontano da te". E' il castigo annunciato dal profeta Michea. Anche la forestiera che andava sposa a un ebreo doveva rinunciare ai capelli.  E' scritto nel Deuteronomio: "Se vedrai tra i prigionieri una donna bella e ti sentirai legato a lei tanto da volerla prendere in moglie, ella si raderà il capo". Isaia nel condannare aspramente il lusso delle ebree le ammonisce con una sinistra profezia: "Dice il Signore: poiché si sono insuperbite le figlie di Sion e camminano a piccoli passi facendo tintinnare gli anelli ai piedi, perciò il Signore renderà tignoso il cranio delle figlie di Sion, il Signore denuderà le loro tempie. In quel giorno invece di ricci ci sarà calvizie". Ecco perché per le donne ebree la perdita dei capelli era vista come la più tremenda punizione da parte di Dio. Ma esse ricevevano la stessa durissima condanna qualora venivano scoperte come adultere.

Secondo la tradizione, alla martire cristiana Crispina i persecutori, per oltraggio, rasero tutti i capelli, già argentati per l’età, prima di eseguire la pena capitale.

Una soave fanciulla cristiana di Cordova, Maria, dai musulmani che nell’ottavo secolo infestavano la Spagna, ricevette tanti di quei colpi di frusta in testa che si staccò l’intero cuoio capelluto: è la santa scotennata dall’Islam prima di essere decapitata.

Nell'antica Sparta, dove vigevano le severissime leggi di Licurgo, il giorno delle nozze  la donna veniva rapata per dimostrare   che rinunziava a ogni vanità e seduzione e che da allora in poi avrebbe pensato solo al marito e alla cura della casa. Nel mondo antico (Grecia e Roma) ci si strappava i capelli o ci si tagliava qualche ciocca nelle manifestazioni di dolore e di cordoglio. Si racconta che quando i Galli nel 390 avanti Cristo minacciarono Roma, le donne corsero in massa a tagliarsi i capelli per farne corde e funi. Ne è prova il tempio di Venere Calva eretto in ricordo dello storico sacrificio.

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In varie epoche le donne hanno rasato a zero la testa anche per un altro motivo, e cioè per eliminare alla radice i fastidiosissimi pidocchi.

Probabilmente nel Medioevo, sotto le complicate cuffie e veli che furono di moda nei primi secoli le dame radevano i capelli: solo verso l’XI-XII secolo scomparvero cuffie e veli e i capelli tornarono alla luce del sole. Sempre durante il Medioevo così ricco di superstizioni e pregiudizi, poiché si credeva che nei capelli femminili si nascondessero forze misteriose e malefiche, per costringere le streghe a confessare la verità e togliere loro ogni potere soprannaturale, non c'era che un rimedio: rasarle alla radice.

Pare che anche nel Settecento, all’epoca dei colossali pouf montati sulla testa, le dame portassero la testa rasata per il proliferare dei pidocchi che si annidavano in quelle tronfie acconciature sovraccariche di polveri, pomate e imbottiture.

In varie epoche storiche e in diversi contesti, le donne, come le adultere, sono state mortificate e severamente punite con il taglio drastico dei capelli e la rasatura. La rasatura del capo è stata considerata una tremenda punizione per le donne. 

Nell’antica Sparta, dove vigevano le severissime leggi di Licurgo, il giorno delle nozze la donna veniva rapata per dimostrare la propria rinunzia a qualsiasi vanità e seduzione.

Presso gli antichi Ebrei, le adultere se venivano scoperte erano rapate a zero per punizione.

Durante il Medioevo, si credeva comunemente che tra i capelli si nascondessero forze ed entità malefiche, occulte: perciò alle streghe e alle donne considerate tali venivano recisi i capelli a zero. Per costringere le streghe a confessare la verità e togliere loro ogni potere soprannaturale, c’era un solo rimedio: rasarle a zero.

Nella Vienna degli Asburgo, alla fine del ‘700, le donne di liberi costumi, se offendevano la moralità, venivano condannate a una pena esemplare: dopo averle raccolte in una pubblica piazza, davanti a una grande folla e in presenza del giudice, i giustizieri tagliavano loro i capelli alla radice. Tutti i capelli recisi venivano raccolti per farne parrucche.

La rasatura del cranio fu il marchio crudele e infamante che accompagnò le tante deportazioni di donne nei campi di concentramento nazisti. Nella Francia degli anni Quaranta, al tempo della Liberazione del paese dalle truppe naziste, molte donne, ingiustamente punite con la scusa di "collaborazione orizzontale" (cioè per essere andate a letto con il nemico), simbolizzano uno degli episodi meno gloriosi e più problematici della recente storia d'oltralpe. Certamente si trattò di una crudele espressione di controllo degli uomini sul corpo delle donne. Rasare la testa delle donne accusate di collaborazione con il nemico (per almeno la metà di loro non fu esplicitamente invocata nessuna relazione sessuale) significò privarle simbolicamente della loro femminilità, oltre alla condanna che le aspettava quando veniva provato che avevano commesso un reato punito dalla legge. Si trattò quindi di una punizione "sessuata": le donne sarebbero state maggiormente colpevoli degli uomini per il solo fatto di aver accettato di avere a che fare con il nemico (anche solo per fare le pulizie).

Spesso anche le condannate nei lager nazisti venivano rapate per punizione. Silvana Mangano fa rivivere drammaticamente sullo schermo la storia di cinque donne rapate a zero, colpevoli solo di essere state le amanti di ufficiali nazisti.

Fino ad alcni anni fa, a chi si faceva suora veniva recisa la chioma: un simbolico addio al mondo e alle sue peccaminose tentazioni, rappresentate dai capelli. Oggi invece le suore sono libere di farsi crescere i capelli.

In alcuni paesi dell’Asia, come nelle campagne dell’India e della Cina, da secoli le donne si radono i capelli quando perdono il marito. Le vedove si distinguono per la testa rapata.

Presso moltissime tribù africane le donne sono rasate per apparire bellissime e irresistibili agli occhi dei loro uomini. La testa rasata a zero è ritenuta affascinante, sensuale, incantevole.

Molto spesso il cuoio capelluto, rasato in varie parti e solcato da un fitto reticolato di simmetriche scanalature che ricordano le tipiche striature del melone, si presenta scolpito a quadri, a cerchi, a rombi, rettangoli, ad archi, a spicchi, a serpentine... Ogni forma geometrica vuole trasmettere un preciso messaggio.

In alcune culture tribali il taglio dei capelli è un rito di iniziazione all’età adulta. Per chi varca la soglia della pubertà la rasatura dei capelli equivale spesso a un rito di iniziazione. Nell'Africa equatoriale e centrorientale le donne si rasano per lutto o per eccesso di pulizia. Sottinteso: le voluminose e aggrovigliate capigliature a causa del caldo sono inevitabilmente un ricettacolo per fastidiosissimi insetti. Nelle scuole e nei collegi di tutta l’Africa nera, le studentesse per pulizia sono obbligate a portare i capelli cortissimi, preferibilmente rasati.

Nell’Africa equatoriale e centrorientale le donne si rasano per lutto o per igiene. Le donne Masai abbelliscono il cranio rasato con enormi piume.

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Al giorno d'oggi l'India - secondo alcune stime - avrebbe il più alto numero di donne calve al mondo. Una quantità innumerevole di donne di ogni età si rade a zero, va nei templi e offre i capelli tagliati alle divinità del pantheon induista.

Nell'Estremo Oriente, particolarmente in Giappone, le sacerdotesse buddiste vengono rasate a zero durante le cerimonie di iniziazione: una manifestazione di taglio dei capelli che coinvolge un'intera comunità.

Da alcuni anni, indossatrici, modelle, donne di spettacolo e dell'alta società si radono i capelli a zero per crearsi un look originalissimo e darsi un'aria tutta particolare. La prima a osare fu la mannequin Bibelot trent'anni fa. Fece scalpore e scandalo, la sua foto comparve su tutti i giornali finché fu costretta a coprirsi la testa con una parrucca.

Recentemente la ventinovenne attrice cinese Bai Ling ha pianto quando le è stato comunicato di farsi calva per interpretare la parte della principessa Tup tim nel film Anna and the King. "Ci ho pensato a lungo e ho pianto, ma alla fine ho deciso di sacrificare i miei capelli per amore dell’arte", ha detto. I suoi capelli, che le raggiungevano il sedere, sono stati tagliati da un parrucchiere professionista. Nel film Tup tim viene presentata al Re Mongkut per diventare una delle sue tante concubine. 

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