LA PROFESSORESSA TINA MANICARDI

1998

Era il 17 giugno, eravamo tutti davanti alla scuola ad aspettare che venissero esposti i risultati dello scrutinio finale. Da quelli, oltre alla promozione, dipendevano eventuali acquisti di moto, auto, l' iscrizione alla scuola guida o

le vacanze stesse : se rimandata studiavi, se bocciata andavi a lavorare.

Per me era diverso, era in gioco il proseguo degli studi, per i primi tre anni di istituto avevo tirato avanti mediocremente

ma in IV^ avevo battuto la fiacca e mi aspettavo due materie a settembre : diritto ed estimo.

Un' eventuale bocciatura avrebbe significato la cessazione degli studi, in casa ero già stata avvisata.

Alle 9.50 di quel fatidico 17 giugno un bidello e la segretaria appesero i risultati ... III^ B ... III^C ... IV^B ... IV^C ...

... IV^D ! ! ! ! ...vediamo Azzi, Bernini, Buffagni, Carlini ... ecco qua , Montanari... Montanari Barbara : RESPINTA.

Diritto : insufficiente, estimo : insufficiente, italiano : insufficiente, storia : insufficiente. Rimasi allibita, storia continuavo a ripetermi, storia. Bocciata e costretta a lasciare gli studi per un' insufficienza discutibile in storia e una

sufficienza risicata in italiano : non aveva senso.

Bocciata da una supplente ventiquattrenne appena laureata, la professoressa Tina Manicardi, l' insegnante più carina e

più carogna dell' istituto tecnico Vallardi. Bocciata da una ragazza di soli sei anni più vecchia di me ... me ne andai tra

le lacrime senza salutare nessuno. Rientrai a casa e trovai i miei già al corrente della cosa , mentre accampavo qualche scusa davanti a mio padre sentii uno strattone e un rumore deciso. Mia madre mi aveva tagliata di netto i capelli che tenevo legati in una coda di cavallo lunga fino al sedere. "Così avrai bisogno di meno tempo per te e non dovrai pavoneggiarti davanti ad ogni ragazzo che conosci" mi disse, "oggi stesso andrai da Laura la parrucchiera a farti sistemare, dopo di che comincerai a lavorare" "Dove ?" dissi io, "Lo saprai mi rispose.

C' era poco da sistemare, avevo una striscia spelacchiata dalla nuca fino a metà testa, la sentivo con le dita.

Alle 14,30 ero dalla parrucchiera, mi diede un' occhiata e scosse la testa, mi fece accomodare e mi disse : "Posso fare ben poco, cercherò di lasciarteli più lunghi che posso, ma saranno sempre molto corti"

"Non importa, tagli pure. Oggi comincio pure a lavorare, non so ancora dove, magari corti saranno più pratici"

Accese la clipper e mentre me la passava sulla testa mi spiegò che era lì che avrei lavorato : fare gli shampoo, spazzare per terra, prendere gli appuntamenti. Dopo 5 minuti mi ritrovai con un taglio da marine : a spazzola sopra e rasati ai lati e sulla nuca. Nessun amico che rientrava in licenza e combinato così ... Per tutta l' estate lavai capelli, spazzai per terra e subii le battute delle clienti, specialmente dalle amiche. I ragazzi furono molto più carini, qualche battutaccia all' inizio sì, ma poi comprensione e tante attenzioni, come se non volessero ferirmi ulteriormente.

Quando la professoressa Manicardi rivedendomi mi disse pubblicamente "Spero che tu abbia dato un taglio alla scuola come lo hai dato capelli, gente come te è meglio che vada a lavorare" mi sembrò di morire, piansi fino ad esaurire le lacrime. Giurai vendetta, ma ero fuori dalla scuola, il lavoro mi assorbiva e la cosa cadde nel dimenticatoio.

Su suggerimento di Laura, iniziai, con profitto devo dire, la scuola per parrucchiera.

Laura doveva essere la mia carceriera e divenne un' amica, e la punizione per una bocciatura divenne il mio lavoro.

1997

Insieme ad Anna, una ragazza conosciuta alla scuola rilevammo l' attività di Laura e iniziammo in proprio.

Laura divenne nonna a tempo pieno. Persi la titolare ma non l' amica, ci vediamo spesso.

2001

Il telefono squillava in continuazione, ed eravamo indietro con gli appuntamenti. Dicembre per una parrucchiera è un mese micidiale, soldi a palate ma lavoro frenetico. Eravamo piene di lavoro, Patty era rientrata nonostante la febbre, e arrivati al 27 dicembre spuntavano tutte le clienti dell' ultima ora che esigevano un posto il 31 pomeriggio per prepararsi alla serata.

Una fu particolarmente insistente, sentivo Anna che discuteva animatamente al telefono finchè mi chiamò e disse :"Questa insiste, ma non abbiamo più posto"

"Chi è ?"

"E che ne so, Tina Manicardi ha detto, ma chi la conosce ? Non è mai venuta"

"So chi è ... dalle appuntamento per l' ora più tarda che le può andare bene"

"Ok"

Anna mi richiama : " 18,30 dice, ma noi alle 17 chiudiamo"

"Non importa, resto io, un favore solo, mi lasci le strisce di velcro che usi quando fai pesi ? quelle che metti alle caviglie ? Prima di andare lasciale sul tavolino"

E proseguimmo il lavoro, passò il 27, passò il 28, il 29, il 30 e arrivò il 31 pomeriggio finalmente.

Dopo 13 anni il destino mi faceva incontrare la donna che aveva cambiato il corso della mia vita e che mi aveva umiliata crudelmente. A 24 anni era bellissima, una bellezza fredda e altera ma indiscutibile, ricordo che era alta e che portava sempre tacchi di 10-12 cm. Era mora, con capelli molto mossi, folti e lunghissimi.

Arrivò in ritardo dicendomi immediatamente di fare in fretta perché non aveva tempo : non era cambiata affatto, sempre bellissima, abbronzata, superba, sprezzante e autoritaria. Stessi capelli stupendi, stessi tacchi, stessi abiti eleganti.

Abbassai la saracinesca e le luci e la feci accomodare subito. Mentre chiedevo che acconciatura volesse le misi la mantellina, ruotai la poltrona perché non si specchiasse, accostai la bacinella per lavarle i capelli e le sistemai la cappa sul davanti per non bagnarla. Aveva il capo reclinato e non poteva vedermi mentre descriveva cosa esattamente volesse.

Era insopportabile come 13 anni prima. Mentre le sistemavo la cappa ne approfittai per piazzarle ai polsi le strisce di velcro senza stringerle, non se ne accorse nemmeno fino a quando con due strattoni la bloccai ai braccioli della poltrona.

Non fece nemmeno in tempo a reclamare che le cacciai in bocca una pallina antistress, di quelle in spugna : probabilmente per la prima volta nella sua vita l' illustrissima professoressa Tina Manicardi poteva solo ascoltare senza dare ordini. Era livida di rabbia. Col nastro adesivo bloccai definitivamente i polsi, una cinghia a cricchetto la inchiodò allo schienale, e altre due strisce di velcro e nastro le assicurarono le caviglie alle gambe della poltroncina.

Via la bacinella, via la mantellina e via la cappa. Per rilassarla misi una videocassetta, invece delle solite sfilate, corsi per parrucchieri e pubblicità di cosmetici un bel mix di Jovanka, GI-Jane, Tre stelle, Star Trek, varie rapature femminili alla fine della II Guerra Mondiale e slide caricate da Internet : il mio amico aveva fatto un montaggio favoloso.

La prof. era sempre più furibonda, dopo un quarto d' ora di video senza proferir parola accesi una vecchia e pesante macchinetta stile militare e glie la passai brutalmente dalla fronte alla nuca. L' avevo rigirata, la bloccavo con la sinistra tenendola per i capelli e la obbligavo a guardarsi allo specchio. Rapidamente ripassai la macchinetta dalla nuca alla fronte perché vedesse i capelli caderle davanti. Quattro passate, un colpetto veloce alla tempia e dietro l' orecchio e la metà destra della chioma giaceva sparsa lasciando scoperta la cute bianchissima. Sull' abbronzatura spiccava in modo impressionante.

La severa e impeccabile professoressa Tina Manicardi cominciò a perdere la sua alterigia, non stava più così dritta, iniziò a piangere e come mollai la presa sui capelli la testa le ciondolò in avanti. Le feci guardare un altro quarto d' ora di cassetta mentre le carezzavo la parte rasata per accentuarle la percezione della pelle nuda. Una massaggio con un poco di schiuma al mentolo le dette una ulteriore sgradevolissima sensazione di fresco sulla cute , proprio quello che faceva per lei.

Guardava il video come inebetita quando le spinsi la testa di lato e le passai la clipper tra i capelli rimasti : questa volta lo feci lentamente, premendo bene la lama sulla testa e facendo svolazzare le ciocche il più possibile. A lavoro ultimato c' era una montagna di capelli neri per terra e una testolina nuda che sussultava scossa dai singhiozzi le tolsi la pallina dalla bocca, e lei di colpo tirò su con il naso e mi guardò dritta negli occhi dicendo : "Ovviamente sa che appena fuori la denuncerò?"

"Certo" risposi gettandole sulle ginocchia una copia della Gazzetta locale. " Avrà l' udienza il 9 gennaio per presunte

offese ad uno studente, un ricorso in atto contro due dubbie bocciature, non vedo l' ora di contribuire anche io raccontando come mi abbia bocciata 13 anni fa" le dissi mentre preparavo la schiuma nell' apposita ciotola.

Crollò di nuovo sulla poltroncina.

"Lei è Barbara ?" chiese con un fil di voce.

"Esatto" risposi passando il rasoio sul palmo della mano. L' ormai rapata professoressa Manicardi emise un sospiro e chinò mestamente il capo offrendolo al rasoio. Le feci qualche spugnatura di acqua bollente per ammorbidire i resti della chioma, la insaponai abbondantemente e le passai con cura il rasoio. Le feci quattro passate prima di ritenermi soddisfatta, la lustrai a puntino fino a farla sembrare di avorio dopo di che le dissi : "Spero che darai un taglio alla scuola come lo hai dato ai capelli .... " non mi lasciò finire la frase e scoppiò a piangere a dirotto.

La slegai e si gettò a terra raccogliendo e carezzando i suoi adorati capelli. Mi guardò implorante dal basso poi mi disse sottovoce

"Ho già tanti problemi con mio marito, si è parlato anche di separazione. Non posso presentarmi così ad un veglione a casa del suo principale e lui non può non andarci. Lei ha dato il colpo di grazia anche al mio matrimonio ... non la biasimo, sto solo raccogliendo ciò che ho seminato".

Avevo avuto la mia vendetta, ma vedere quella donna distrutta e umiliata mi mise a disagio. Mi venne un' idea.

"Come si sarebbe vestita ?" le chiesi. "Abito blu di velluto, sabot di lamè argento e ..." "Ok," la interruppi "So che è una domanda sciocca, ma si fiderebbe me ?"

Sorrise tristemente, "A questo punto che importanza ha ? peggio di così"

"Non si fida ma non può fare diversamente, non è che ha l' abito in auto per caso ?"

"Sì, ma non vorrà che lo vada a prendere così rasata ?" "Vado io allora, mi dia le chiavi e mi dica qual' è l' auto"

Le portai l' abito, i sabot, le calze ... aveva acquistato tutto per l' occasione.

La feci accomodare di nuovo sulla poltroncina, le rasai delicatamente le sopraciglia e iniziai a truccarla.

Le dissi di cambiarsi senza guardarsi allo specchio poi l'accompagnai in bagno dove avevamo uno specchio a tutta altezza : rimase a bocca aperta ! ! !

L' eyeliner molto tirato le allungava gli occhi, e sfumava in un ombretto blu metallizzato che schiariva verso l' alto.

La rasatura delle sopraciglie permetteva di sfumarlo senza ostacoli. Rossetto dello stesso colore, e un velo di ombretto argentato per evidenziare la testa rasata . La professoressa Manicardi disse che avevo fatto un bel lavoro, pur ammettendo di preferire i capelli lunghi e di sentirsi un po' troppo extraterrestre così combinata.

"Ora vada" le dissi "o farà tardi. Mi indicò i capelli a terra e le promisi di conservarli, poteva passare a prenderli quando voleva. Si avviò verso l' auto : la testa le scintillava sotto le luci delle vetrine.

Mi ero vendicata e con gli interessi, non c' è che dire.

2002

L' 8 gennaio riaprimmo dopo una settimana di meritate ferie. Passato il periodo delle feste si riprese a lavorare con ritmi più umani. Il 10 pomeriggio stavo facendo una tintura quando Anna mi interruppe dicendomi che una persona mi cercava . Non credetti ai miei occhi , era la professoressa Manicardi, sempre bellissima anche rapata a zero.

"Vorrei chiederle un favore : i capelli stanno ricrescendo, può darmi una sistemata ? ... rasarmi. Pagherei intendiamoci"

Scoppiai a ridere e la accontentai, tra le occhiate attonite delle clienti presenti. Le corressi le sopraciglie con la matita visto che quelle voleva salvarle, e la rasai per benino, liscia e lucida come per S. Silvestro. E proprio del veglione parlammo : un successo incredibile, la più ammirata della serata. Al marito venne quasi un colpo, ma convenne che era comunque incantevole e a suo dire molto più dolce e trattabile. Lo choc di trovarsi pelata di punto in bianco deve averle fatto perdere tutta la sua insopportabile boria. Morale della favola di separazione non ne parlarono più, Tina abbandonò la scuola e l' insegnamento, e ...sorpresa ! ! ! ! ... si sarebbe iscritta ad una scuola per parrucchieri se solo avesse trovato dove poter fare pratica.

La storia si ripeteva : dovevo essere la sua carnefice e divenni sua amica, e la sua punizione le aprì le porte ad un nuovo lavoro. E' con noi da quattro mesi e non possiamo parlarne che bene. Anche per lei è cominciata la gavetta : fare shampoo, prendere appuntamenti, spazzare per terra e ... rapare a zero. Già, sono venute diverse ragazzine piene di

piercings, tutte sue ex allieve a farsi rapare e quelle guai a chi glie le tocca , sembra si diverta un sacco a rasarle ! ! !

Del resto non vogliamo concedere anche Tina la sua vendetta ?

LA PUNIZIONE

L’ avevo consociuto tramite un’ amica, era il suo istruttore di yoga. Andrea si chiamava, 27 anni , fisico atletico, capelli biondi lunghi fino alle spalle, occhi azzurri e un viso incantevole. Mi incontravo con Anna alla sala da te,

e diverse volte lui la accompagnava. Una volta Anna ebbe un imprevisto e dovette andarsene quasi subito, così restai

a chiacchierare con Andrea fino a tardi, e visto che pioveva gli chiesi un passaggio per non prendere l’ autobus.

Lo feci entrare, il tempo di scambiare due chiacchiere e se ne andò. Si fece vivo dopo un paio di settimane mentre mio marito era via per lavoro. Da allora ci vedemmo sempre più spesso, ogni volta che mio marito partiva per qualche

giorno. Per una donna non più giovanissima, ho 46 anni, la corte serrata di un ragazzo avvenente è un richiamo a cui è difficile resistere. Ti senti lusingata, desiderata, come se gli anni non fossero passati. Che piega prese la storia lo potete immaginare. Ci frequentavamo ogni volta che gli impegni di lavoro costringevano mio marito ad assentarsi, in genere un decina di giorni al mese, in una due o tre tornate.

Quella volta partì a fine novembre, era un mercoledì. Doveva andare in Portogallo per una dozzina di giorni.

Con Andrea ci mettemmo d’accordo per passarli insieme, visto che per le feste non sarebbe stato possibile vederci.

Venne a casa mia il mercoledì sera. Il venerdì rientrai intorno alle 16 dopo un collegio docenti e Andrea sarebbe stato

lì tra non molto, avevo giusto il tempo di farmi una doccia e mettermi in ordine.

Rientrò puntuale e cominciammo a giocherellare sul letto, avevo appena finito di spogliarlo quando sentimmo un rumore lievissimo venire dal corridoio, poi più niente, riprendemmo e si mise lui a spogliarmi : ero rimasta in sottoveste e slip, stava per sfilarmi le calze quando sentimmo di nuovo un rumore, questa volte forte, poi ancora una

seconda volta.

Andrea si alzò per andare a vedere cosa fosse, aprì l’ uscio della camera da letto e sentii due colpi sordi seguiti da un

crepitio secco, lo vidi stramazzare e mio marito comparve sull’ uscio. Aveva colpito Andrea con due pugni in faccia, il secondo dei quali gli aveva mandato in frantumi il setto nasale, dopo di chè chiamò qualcuno al cellulare : si presentò, diede il nostro indirizzo e concluse con "signora, venga a riprendersi suo marito prima che lo ammazzi di botte".

Prese Andrea esamine per i capelli, lo trascinò al piano di sotto e senza tanti complimenti lo sbattè fuori dalla porta, insanguinato e nudo : eravamo al due di dicembre.

Poi toccò a me : mi tirò giù dal letto prima e dalle scale poi, feci appena in tempo a infilarmi le ciabatte da camera e

ad infilarmi la pelliccia l’ unica cosa su cui riuscii a mettere mano che ci ritrovammo fuori. Mio marito non disse una parola, mi infilò in malo modo in una bottega, quella del suo barbiere, mi tolse la pelliccia e mi spinse sulla poltrona. Fece un cenno al barbiere che brutalmente mi spinse la testa in avanti, lo sentiii armeggiare poi un vrrrrrrrrr sommesso, l’ inconfondibile ronzio di una tosatrice elettrica. Non ebbi ne la forza ne il coraggio di parlare sentii il freddo della lama sulla nuca e poi spingere in su, il ronzio si fece più intenso, dopo pochi istanti vidi i miei capelli cadermi sulle ginocchia e provai una sensazione di freddo alla testa. Mi teneva la testa premuta in avanti e non potevo vedermi allo specchio, vedevo solo i capelli cadermi a ciocche sulle ginocchia, e i piedi di mio marito che assisteva allo scempio dei miei capelli.

Non li tagliavo da quando avevo 15 anni, solo una spuntatina ogni tanto per eliminare le doppie punte, erano neri, ondulati e lunghi fino a metà schiena. Piangevo, non so se il barbiere provasse piacere o compassione, so che era maledettamente veloce, continuava a passarmi la macchinetta, dalla nuca alla fronte, poi sulle orecchie, poi ai lati, i capelli continuavano a cadere, poi il silenzio. Il ronzio era cessato. Cercai di alzare il capo per vedere come mi aveva ridotta ma il barbiere mi spinse giù nuovamente giù avvolgendomi contemporaneamente la testa in una salvietta bagnata e bollente. Me lasciò per cinque minuti che mi parvero un’ eternità, via quella mi insaponò abbondantemente la pelata con il pennello, udii il rasoio scorrere sul palmo della sua mano per rinfrescarne il filo poi ne provai la carezza : lo sentivo passare sulla cute, il mio "carnefice" lavorava meticoloso, passandomelo con cura su tutta la testa. Poi più niente. E’ finita pensai, invece mi riavvolse la salvietta bollente intorno alla testa, mi spennellò ancora, e prese a radermi nuovamente ma contropelo. Minuti eterni, ogni tanto il barbiere si fermava, immagino mi esaminasse la testa minuziosamente, poi sentivo ancora un colpetto qui, uno là, infine ripose anche il rasoio.

Ancora cercai di rialzarmi e ancora mi spinse giù la testa, vedevo solo i miei splendidi capelli ammucchiati sul sottoveste, già non mi mise nemmeno il telo, ero lì in sottoveste e autoreggenti e un barbiere per uomini mi aveva appena rapata a zero. Decisamente mbarazzante e umiliante

Continuavo a piangere in silenzio e intravedevo la figura di mio marito che non si muoveva e non parlava.

C’ era altra gente in bottega, la sentivo muoversi ma tutti tacevano. Ad un certo punto sentii qualcosa di morbido sulla testa liscia, sembrava cotone, poi il barbiere mi disse : "Brillantina signora ? " e scoppiarono tutti a ridere.

Mi pareva di morire per la vergogna e l’ umiliazione

Venni cosparsa di brillantina e passata con il cotone più volte, dovevo essere lucida come una biglia. Ero sempre a capo chino, il dorso di un dito mi sfiorò dalla nuca in su, poi il palmo della mano di Riccardo, mio marito mi accarezzò la testa, infine ne udii la voce, mi sibilò in un orecchio : "Cena alle 19,45 come sempre o domani allo studio dell’ avvocato De Santis alle 9,15. Lascio a te la scelta del finale." Mi sollevò il capo e uscì.

Rimasi impietrita davanti allo specchio. Ero completamente rasata, liscia, le orecchie scoperte, la pelata bianchissima e lucente, stentavo a riconoscermi. Piangendo raccolsi i capelli dal sottoveste e li strinsi a me, presi la pelliccia e mi avviai alla porta quando il barbiere mi disse : "Signora, e il conto ?" poi scoppiò a ridere fragorosamente insieme ai

presenti. Rimasi lì imbarazzata, senza dir niente, poi lui aggiunse : "Vada, vada tranquilla, siamo già a posto, per lei trattamento gratuito ogni volta che lo vorrà ! "

Tornai a casa in lacrime, mi guardavano tutti e avrei voluto sparire come per magia.

Appena a casa preparai la cena, erano le 19 passate e non feci nemmeno in tempo a vestirmi per non essere in ritardo.

Mi misi a tavola spalle all’ uscio e faccia all’ orologio. 19 e 40 ... 41 ... 42 ... 43 ... 44 ... 45 ... 46 ... 47 ...allora era lui che voleva chiudera la cosa dall’ avvocato, pensai e ripresi a piangere. Sentii come un soffio, un bacio leggero sulla testa rasata , e un sussurro : "Avevo paura a entrare, paura di non trovarti. ... "

Riccardo non parlò più della cosa, non seppi mai come fosse venuto a conoscenza del mio tradimento e mai volli chiederglielo.

Tradendolo l’ ho umiliato più di quanto abbia fatto lui con me. Di Andrea so solo che venne lasciato dalla moglie, non sapevo nemmeno che era sposato, di sè raccontava molto poco.

Ah ! ... i capelli vi starete chiedendo : ho conservato solo quelli tagliati, di comune accordo abbiamo deciso di non lasciarli più crescere, Nel beautycase non ho più lacca e spazzola ma schiuma e rasoio, e mio marito è diventato anche il mio parrucchiere di fiducia, sempre pronto a rinfrescarmi l’ acconciatura e senza appuntamento.

Sorpresi ? ma come, non sapete che se raparsi non evita di invecchiare, elimina almeno i capelli bianchi ! ! !

 

LA RAGAZZA DELLA FINESTRA ACCANTO

 

 

Sono anni che conosco quella ragazza, fin da quando era bambina, anzi come capita spesso a quell'età lei era pazza di me visto che io avevo 6 anni in più di lei. Valentina era una bella bambina fin da piccola, i il suo viso era un ovale ben definito, i suoi capelli, lisci come la seta mi facevano impazzire, sua madre glieli faceva tenere lunghi ma io grazie alla mia mania e al suo interessamento più di una volta mi avrebbe fatto tagliare la sua chioma innocente e una volta successe. Era estate, io avevo 13 anni ma passavo molto volentieri il tempo con lei visto che tutti i miei amici del quartiere erano in vacanza fuori città. Una volte accadde che io le consigliai di portare i capelli corti, un carré fino alle orecchie che le deliziava il viso, lei mi disse: "Perché non me li tagli te?" Cosa volevate che facessi, andò a prendere delle enormi forbici da cucina e poi si teneva una coda stretta nelle mani dicendo: "Dai! Tagliameli!" Io l" per l" esitai ma lei continuò: "Ti prego ... . tagliameli, voglio che me li tagli!" A quel punto non mi fermai, presi le forbici e cominciai a tagliare, Era una grossa ciocca che prendeva tutti i capelli a sinistra e non venne via subito, poi mi rimase in mano e lei si mise a ridere! Continuai a tagliare l'altra parte e intanto mi chiedevo cosa sarebbe successo più tardi quando sua madre sarebbe tornata, ma non mi importava, era bellissimo! Diedi le ciocche a lei, anzi le andai a buttare via nel bidone fuori casa dove nessuno le avrebbe trovate, poi iniziai il carré, non venne un bel lavoro e più cercavo di aggiustare e più si accorciavano fino ad arrivare più in alto delle orecchie, che disastro! Oltre tutto si mise anche a piangere guardandosi allo specchio. Meglio non raccontare quello che successe, quante botte a casa mia! 8 anni dopo mi trovo qui alla finestra del mio bagno per guardarla, oramai è diventata una ragazza ma non la frequento più come quella volta. Vedo però che ogni tanto cambia taglio(forse le è rimasta quella esperienza), e dalla mia finestra sogno un giorno di vederla in un salone a fare qualche pazzia! Ogni tanto mi buca in casa con qualche scusa, forse le è rimasto un debole per me, Non so come faccia il mio telefono portatile poi, a intercettare le sue chiamate, forse c'è qualche interferenza sulla linea e mi diverto ad ascoltarla con i suoi primi amori, Una volta l'ho beccata che diceva al telefono: "Manu, domani vado a tagliare i capelli, te cosa dici?, ti piacciono corti?" Il ragazzo che forse era il suo morosino non era contrario. Io però sapevo dove andava, e alle 15 decisi di andare anche io a darmi una regolata alla chioma. C'era gente ma lei non c'era, aspetto mezz'ora poi me ne vado: "Stefano passo domani che ho fretta!" Mi chiedevo perché non c'era, forse è andata più tardi, e invece al telefono la becco la sera che dice: "No, non ce l'ho fatta, dovevo studiare, vado domani forse ... " Ecco perché non c'era! Un forse però mi basta e tornerò domani. E' sabato, mi accingo a partire, sono le 15:30 circa, la vedo per strada e mi fermo! "Ciao Vale, sei a piedi? Vuoi un passaggio?" le dico. "No grazie, devo andare da Palmiro" mi risponde. "Ah! Vado anche io là, dai! Monta!" e cos" accetta. "Dovevo andare ieri ma non ce l'ho fatta, anche te devi tagliare i capelli?" mi dice. "Si, una regolata ogni tanto, " "Io mi sa che oggi faccio una pazzia, " "Cioè?" "Li voglio fare corti, te cosa dici?" "Con il viso che hai puoi farli come ti pare, " "E' quello che mi ha detto il mio ragazzo, " "Hai già un'idea?" "Boh! Guarderò delle foto, , ti ricordi quella volta che me li hai tagliati tu?" Non sapevo cosa rispondere poi dico: "Quando si è piccoli si fanno cose senza un perché, ricordo anche le botte!" Noto che mi guarda con aria strana. Arriviamo là e c'è parecchia gente, ci sediamo vicini. "Guarda queste foto, questa?" mi dice. "Non è male ma secondo me questa è meglio, " le indicò un cortissimo. "Non volevo esagerare, " "Fai te allora, " Alla fine sceglie veramente un bel taglio. Come immaginavo si libera il posto per me(accidenti!), gli dico a Stefano di fare come sempre. Intanto anche lei è pronta e si piazza allo shampoo. In questo salone non c'è séparé fra uomini e donne e cos" dagli specchi posso vedere tutto. La fanno sedere di fianco me(è il mio giorno fortunato), posso vedere molto bene i suoi capelli bagnati che le arrivano dopo le spalle(per adesso), è castana chiara ma c'è anche qualche mèche bionda. Le mettono la mantellina, . Sento che parla con Palmiro(che ha la forbice facile, ), gli dice di volerli corti come quella foto, Vai! Inizia lo spettacolo!! La prima cosa che fa Palmiro è di pettinarle all'indietro i capelli bagnati, poi impugna le forbici e con l'altra mano afferra lo scalpo dietro la nuca! ZZZAACK! E' ANDATA! Saranno 30 cm.! Tutti per terra, anzi no! Li vuole tenere lei, Comincia a raggruppare le ciocche, le fa chinare la testa avanti e le forbici cominciano a lavorare, che spettacolo! Il mio sogno si è avverato. La nuca in pochi minuti è già quasi vuota, pettine, forbici e taglio: la mano di Palmiro lavora pesante. Il suo viso non lo posso vedere, le ricadono i ciuffi sugli occhi ma per terra c'è già una buona distesa di capelli, e poi quello scalpo seduto l" di fianco alle lacche, vorrei fosse mio! Comunque è veramente una bella quindicenne, ne farà di strada. Si passa di fianco e non riesco a vedere niente, c'è lui davanti(!!). Quando si sposta però quasi mi viene un collasso, sento accelerare il cuore: su quel lato non c'è più niente! La mantellina è colma di capelli, è diventata marrone da blu! Ad un tratto mi guarda, e mi sorride! "Come viene?" mi dice. Ma io sposto lo sguardo e non dico nulla. Intanto sul lato est, Palmiro continua e non vedo nulla!! Vedo solo la mantellina riempirsi e cadere le ciocche a terra, sembra un camion mentre scarica. Mi sono innamorato di lei, (??!!) Come vorrei toccarle quella nuca cos" liscia, ora e sentire il profumo dei suoi capelli "nuovi" appena tagliati. Inizia la parte sopra, qui Palmiro non ha pietà, è inarrestabile, sembra incantato e la lunghezza si accorcia sempre di più, è la fine! Non ce la faccio più! Stefano ha quasi finito(sob!). Valentina sembra piacersi, non è stato un dramma come succede spesso. Ancora le forbici tagliano e tagliano e tagliano e da sopra continuano a cadere ciocche! La mantellina sembra un tappeto! E' completamente rivestito di ciocche castane, tant'è che Palmiro se ne accorge e scrolla la mantellina e tutti i capelli volano via, me ne arriva qualcuno anche a me, Io ho finito ma la voglio aspettare. "Vale, io ho finito ma se vuoi t'aspetto, " Annuisce ma poi mi dice che dovrei andare ma non l'ascolto. Dopo mezz'ora ha finito: che visione unica! E' stupenda,

Le faccio svariati complimenti, paghiamo e ce ne andiamo. "Il tuo ragazzo faticherà a riconoscerti!" le dico. "Chi se ne frega!" Io rimango di sasso poi mi "tocca"(ho capito tutto ma è pur sempre minorenne!), le dico che non è una buona idea, ma poi fermo la macchina e mi bacia. "Fermati, non facciamo cazzate, " Lei ci rimane male e quando la porto davanti casa esce sbattendo la porta. Mi dispiace ... in fondo, poi guardò dietro e sui sedili ha lasciato una cosa: la coda! Un dubbio mi perseguita un secondo, poi, accendo la macchina e me ne vado.

La Signora Gilda e le due apprendiste di F.della Cardarelli

La signora Gilda fa la parrucchiera da molti anni in

un paese della provincia veneta. E' una donna di quasi

cinquant'anni, ma di spirito molto giovanile e attenta

all'evoluzione della moda e dei gusti. E'bionda, porta

i capelli ricci di media lunghezza sempre

ordinatissimi, a volte legati con la coda di cavallo.

Lei non pensa a cambiare, i cambiamenti li vuole fare

alle sue clienti. Quest'anno ha assunto nel suo

negozio due ragazze molto carine, Simona e Francesca,

perchè ha bisogno di aiuto, ma anche per il suo gusto

di insegnare alle giovani il mestiere.

Simona è una ragazza mediterranea, i suoi amici la

chiamano Natàlia, perchè dicono che assomigli alla

Estrada e lei ne è lusingata. Ha lunghi capelli neri

lisci che le scendono ben oltre le spalle su di un

corpo snello e flessuoso. Viene dalla città, da

Treviso, veste abiti alla moda di ottimo gusto e parla

sempre Italiano in modo corretto con una leggera

cadenza veneta. Ha 21 anni e sogna di aprire un salone

tutto suo, ma, si sa, ci vuole la gavetta e lei certo

non ci ha pensato due volte ad accettare l'offerta

della signora Gilda.

Anche Francesca è una ragazza molto bella, ma è

diversa da Simona: è bionda con lunghi capelli che le

circondano un viso dai lineamenti regolari in cui sono

incastonati due bellissimi occhi azzurri. E' di un

paese limitrofo a quello del negozio, veste con

semplicità ma con discreta eleganza e parla

prevalentemente in dialetto, perchè così hanno sempre

fatto nella sua famiglia. E'coetanea di Simona e

frequenta l'università a Venezia. Quel lavoro le serve

per mantenersi agli studi, poichè non vuole gravare

troppo sulla famiglia.

Le due ragazze familiarizzano quasi subito e insieme

alla signora Gilda costituiscono ben presto una valida

squadra; la clientela non manca.

La padrona del negozio decide di fare un salto di

qualità: sente che i tempi stanno cambiando, che siamo

forse ad una svolta che travalica il semplice

avvicendarsi delle mode. Da quest'anno i capelli vanno

corti, molto corti e la signora Gilda decide di

puntare moltissimo sulle clienti giovani, di norma più

aperte ai cambiamenti. La signora sente che questa è

una tendenza che si diffonderà sempre di più negli

anni a venire. Naturalmente adegua e aggiorna anche il

suo negozio, rendendolo sempre più bello e

accogliente, con tante riviste del settore a

disposizione del pubblico. A Francesca ha vivamente

consigliato di esprimersi sempre in Italiano, che si

fa più bella figura, così come fa sempre Simona.

Una sera, mentre si appresta a chiudere il negozio, la

signora si intrattiene un po' con le due ragazze:"care

ragazze-dice-come avete visto quest'anno ho puntato

tutto sul corto e moltissimo sulle giovani, perchè

sono convinta che questo sia il futuro. Perciò non

sarebbe male se voi due adeguaste un po' il vostro

look; è giusto che due ragazze belle e giovani come

voi siano in sintonia con quanto propongo alle

clienti".

Simona non batte ciglio:"Credo sia proprio giusto-

afferma con piglio sicuro-e tu Francesca che ne

pensi?-dice rivolta all'altra. "Non lo so" si limita a

rispondere quest'ultima, ma la sola idea di tagliare i

capelli la sconvolge.

Qualche giorno dopo, arrivata al negozio, Francesca

chiede alla signora Gilda dove sia Simona. "E' di là,

nel retrobottega" risponde lei. Proprio in quel

momento Simona fa il suo ingresso nel salone e per

poco Francesca ha un mancamento: la sua collega non ha

più i capelli lisci e lunghi, ma un cortissimo

leggermente sfilato con nuca rasata e orecchie

scoperte che mette in risalto la bellezza del suo viso

e dall'espressione che assume pare anche molto

soddisfatta del risultato. "Ti piace?" le chiede.

"Uhhm...sì sì...ma quando l'hai fatto?"

"Ieri sera, alla chiusura, quando tu eri già andata

via, la signora Gilda mi ha proposto di farlo ed io ho

accettato. Pensa che ho finito ora di spazzare la

montagna di capelli tagliati". Francesca non replica

più, va nel retrobottega e si cambia per iniziare il

lavoro, ma è sconvolta dalla disinvoltura di Simona.

Più tardi, approfittando del momento di temporanea

calma, visto che c'era una cliente sola, Gilda la

affida a Simona e chiama Francesca in disparte:"Allora

Francesca, come va con l'Italiano, ti sei abituata a

parlarlo sempre?" "Oh sì Gilda-risponde Francesca

sollevata-pensi che adesso non parlo più in dialetto

nemmeno in famiglia. E'stata dura, ma alla fine li ho

convinti ad accettare, sa non è stato facile rompere

una consuetudine che durava dall'infanzia. Comunque

adesso lo sanno: il dialetto loro lo continuano ad

usare, ma io rispondo e mi esprimo sempre in Lingua e

sotto sotto credo che mi ammirino, visto che frequento

con profitto l'università". "Brava!-esclama la

signora-ma c'è ancora una cosa che puoi fare:

questi-dice accarezzandole i lunghi capelli-dovrebbero

fare la fine che ha fatto il dialetto. I motivi li

conosci già e non sto qui a ripeterteli". Francesca

ammutolisce e la signora Gilda soggiunge:"Suvvia,

torniamo al lavoro ora".

Durante la pausa pranzo, Francesca racconta a Simona

il colloquio con Gilda avvenuto in mattinata e

aggiunge:"Simona, io non mi sento ancora pronta". La

collega, accendendosi una sigaretta, replica:"Cazzo,

Francesca, non lo vedi che da noi ormai si fanno solo

tagli corti e cortissimi, tu stessa lo fai

quotidianamente a molte ragazze ed è giusto che noi

siamo le prime ad adeguarci. Credi a me, questa è

un'altra consuetudine che devi rompere".

Passa qualche giorno e Francesca ha l'impressione che

la signora Gilda inizi a preferirle Simona e a

trattarla un po' freddamente. "Forse-pensa-si è

convinta che io non cederò mai".

Una sera, al momento della chiusura, quando ormai si

apprestano ad uscire, Francesca chiede:"Potete

aspettare un attimo?". Le altre due la guardano un po'

scocciate. Lei per tutta risposta si siede su una

poltrona ed esclama:"Sono pronta!". Il cuore le batte

a mille. Le altre due tornano indietro subito "Oh

cara, finalmente-dice la signora Gilda e, rivolta a

Simona-dai, procediamo prima che cambi idea!". Simona

le mette la mantellina e battendole la mano su una

spalla le strizza l'occhio in segno di approvazione,

poi, dopo un veloce lavaggio, inizia a pettinarle i

lunghi capelli. Francesca è agitata, muove su e giù

gli alluci dei suoi piedi nudi nelle ciabattine

infradito, Simona continua a pettinarla; Francesca

finalmente inizia a rilassarsi: i bellissimi capelli

le scendono ormai fin oltre metà schiena. In quel

mentre arriva la Gilda:"Lascia, ora faccio io" dice a

Simona. La pettina ancora per un po', ora Francesca è

davvero rilassata,non pensa più a quello che

emotivamente ha deciso di fare. D'un tratto, Gilda

smette di pettinarla, le solleva con le dita tutta la

frangia e la recide senza indugio con un colpo secco

di forbici. Non c'è uno specchio là davanti, Francesca

ha scelto l'unica poltrona che ne è priva."Ormai non

posso più scappare-dice tra sè e sè, poi si rilassa di

nuovo e si sforza di pensare ad altro, anche gli

alluci dei suoi piedi hanno smesso quel movimento

verticale. Gilda procede e continua a tagliare sul

lato sinistro, senza pietà con colpi di forbice

secchi e decisi. Copiose quantità di capelli cadono

sulla mantellina e per terra, Francesca tiene gli

occhi chiusi, sa che ormai il destino si sta

compiendo, Gilda sta già lavorando sul lato destro,

Simona assiste alla scena sorridendo. I capelli

continuano a cadere in quantità industriale sulla

mantellina e per terra. Ormai Gilda sta tagliando alla

stessa maniera anche dietro e in poco tempo Francesca

si è trasformata in uno scricciolo con un bel taglio

alla maschietta. Gilda ora finisce di tagliare e fa un

cenno a Simona, come a dirle"ora è tutta tua". Simona

apre un cassetto e ne estrae un rasoio tagliacapelli,

lo accende, Francesca ha un sussulto, ma è un attimo,

perchè sa che ormai deve andare fino in fondo. Simona

si avvicina e le spinge con gentilezza la testa in

avanti, effettua un paio di passaggi sulla nuca di

Francesca, che ora appare rasata. Lei sorride, sia

perchè il contatto con il rasoio le da una sensazione

piacevole sia perchè sa che ormai è davvero fatta.

Simona le rifinisce con il rasoio un po' entrambi i

lati, poi la dolce musica si ferma. "Evviva, è

fatta-grida Simona-Francesca, corri a guardarti allo

specchio che sei bellissima". Le toglie la mantellina

e una miriade di capelli cade a terra, andando ad

aggiungersi a quelli che a terra erano già. Francesca

allora scatta in piedi, l'emozione di vedersi diversa

è forte, il cuore riprende a battere. Si guarda allo

specchio: i bellissimi lineamenti del suo viso e i

suoi splendidi occhi azzurri vengono valorizzati dal

nuovo taglio, poi fa una piroetta e ammira la sua nuca

rasata. Un attimo di silenzio e poi grida."Siiii!!" e

subito si precipita ad aiutare Gilda e Simona che

hanno già iniziato a scopare il pavimento.

Uno dei giorni seguenti, alla fine della giornata,

Gilda chiede a Francesca:"E allora, come l'hanno

presa?" "I miei all'inizio non bene, poi hanno

digerito anche questa, il mio ragazzo invece

benissimo, mi ha confessato che era da tempo che

voleva chiedermelo ma non osava ed anzi ora è bene che

inizi ad essere geloso, perchè lungo la strada noto

tanti che mi guardano con ammirazione" "E certo

cara-replica Gilda-i gusti maschili si sono evoluti,

ora vi vogliono tutte corte!! Badate bene-aggiunge

rivolgendosi ad entrambe-che i tagli cortissimi hanno

bisogno di aggiustamenti per lo meno mensili se si

vogliono mantenere. Anzi, d'ora in poi vi taglierete i

capelli a vicenda". "La prossima volta ancora più

corti ai lati e sopra la testa!-esclama Francesca a

gran voce e poi, rivolta a Simona-scusa, mi offriresti

una sigaretta?" "Come, ma tu non fumavi!"le risponde

l'amica mentre le porge il pacchetto."Sì, non fumavo,

ma cazzo, ormai voi siete le mie muse ispiratrici nel

bene e nel male" risponde Francesca ridendo. Scatta

l'accendino e scatta anche la serratura che chiude il

negozio. Un'altra giornata è finita e due ex ragazze

dai lunghi capelli se ne vanno vociando allegramente,

abbracciate come due vecchie amiche e amiche sincere

ormai lo sono per davvero, sotto lo sguardo

compiaciuto della signora Gilda.

E il sole ancora alto illumina due testine cortissime

e felici.

LA TURISTA by villaspark

 

"Janet è una ragazza americana da poco giunta in Italia per studiare, ha i capelli castani, lisci e lunghi fino alla vita, li ha sempre tenuti tagliati alla pari dietro, le piace molto tenerseli legati in una lunga coda di cavallo o in una treccia. Il suo ragazzo, un ragazzo italiano conosciuto da poco all'università, ne va pazzo e le dice spesso che la cosa più eccitante è quando lei se li scioglie: di colpo quello treccia o quella coda di cavallo è come se esplodesse in una cascata di lunghi capelli lisci e lucidi.

Janet ha però deciso di andare dal parrucchiere, è la prima volta che ci va da quando è giunta in Italia. I capelli così lunghi vanno curati ed ogni tanto ci vuole una spuntatina.

 

Janet entra nel negozio di parrucchiere tiene i capelli legati in una lunga coda di cavallo, è un pò nervosa teme di non riuscire a farsi capire bene, il suo italiano non è un granchè, ma ha assolutamente bisogno di quella spuntatina e, perchè no, anche di un piccolo cambiamento: vorrebbe regolare i suoi capelli dietro, non li vuole più alla pari, ma un pò arrotondati ai lati, la frangetta è molto cresciuta e preferirebbe tagliarla un po, tanto per darle meno fastidio.

 

Entra un pò agitata, si vede gli occhi puntati addosso, soprattutto quelli del parrucchiere che già pregusta chissà che cosa...

Si accododa in attesa del suo turno e inizia a sfogliare una rivista che mostra tagli di tutti i tipi, dal lungo al cortissimo, dallo scalato al carrè al classico caschetto, le cade l'occhio su quest'ultima immagine, un caschetto corto, nuca molto alta e collo totalmente rasato, è bellissimo il contrasto tra il collo e i capelli, e per un attimo, per un solo attimo ci fa un pensierino...

Ma Janet ama troppo i suoi capelli lunghi, può farci la treccia, le codine, può tirali sù raccolti e quando fa l'amore col suo ragazzo le piace solleticarlo tutto, oggi è quì solo per una spuntatina!!!

 

Arriva il suo turno, il parrucchiere le fa un sorrisino a cui lei risponde con un po' di imbarazzo, la fa accomodare, le solleva la coda per posizionarle la mantellina e gliela scoglie. I capelli, lunghissimi, le cadono sulle spalle come un lungo mantello.

"Bene, dimmi tutto!" fa il parrucchiere.

"...Un piccolo taglio per favore,.... solo poco poco le punte dietro e la un pochetto la frangia" le risponde lei arrossata in volto sperando di essersi spiegata bene...

"Ok, ci penso io, una spuntatina dietro e regoliamo un po' anche la frangetta"

I capelli, sciolti le arrivavano quasi fino alla vita, il parruccchiere aveva deciso di bagnarglieli un po' per tagliarli e regolarli meglio.

Dapprima lui inizia a pettinarla, lei chiude gli occhi rilassandosi, è così bello lasciarsi andare e sentire che una persona ti pettina i capelli con delicatezza, poi riapre gli occhi per un attimo e lo vede con le forbici in mano, lei è un po agitata, lui le fa un sorrisino, le strizza l'occhio e le si posiziona dietro, la fa alzare in piedi per regolarle meglio i capelli, dallo specchio lei vede che lui si abbassa per tagliare, "bene, si vede che ha capito" pensa lei, e in effetti lui dietro non taglia molto, alla fine magari li ha tagliati un po più corti di come desiderava lei (i parrucchieri quando hanno le forbici in mano si lasciano andare all'istinto), ma tutto sommato le arrivano ancora a metà vita, ora sono belli arrotondati ai lati, il parrucchiere ha deciso di non tagliarglieli molto davanti, non le ha tagliato la frangetta perchè pensa che lei stia meglio così, I capelli davanti le arrivano ora quasi fino al mento...

Beh, ...diciamo che come prima volta da un parrucchiere straniero può andare bene, lei si volta allo specchio per vedere fino a dove le arrivano i capelli dietro ed è soddisfatissima della lunghezza, sono ancora belli lunghi.

"Bene ora non vedo l'ora di farmi vedere dal mio fidanzato con questo nuovo taglio, gli piacerà un sacco, passerà tutto il tempo ad accarezzarmeli e a pettinarmeli" pensa lei " e quando faremo l'amore potrà sentire ancora un cero solletico".

Janet si fa slacciare la mantellina, ringrazia il parrucchiere e si appresta ad andare alla cassa, la cassiera le fa i complimenti per i suoi capelli, sono ancora più belli, più lucenti e ancora più vaporosi, ci voleva proprio quella spuntatina rivitalizzante, va a prendere la giacca e passa ancora davanti alla poltrona d'attesa, le cade ancora lo sguardo sulla rivista che stava sfogliando mentre aspettava il suo turno e vede ancora quella foto di quel taglio, quel Bob, quel contasto con la nuca rasata, che bel taglio...

"che bello... così sexi", pensa lei, "...la nuca rasata ha sempre un certo influsso sugli ormoni maschili, e piace molto anche a me.."

"Che faccio??... .... ma sì o ora o mai più, sono quì in Italia, non è solo ora di cambiare stile di vita ma anche l look... o ora o mai più... e senza la minima indecisione!!!" ... Lascia giù la giacca ritorna di corsa dal parrucchiere con la rivista in mano, correndo fa si che i suoi ancor lunghi capelli si muovano da una parte all'altra della schiena, come in una specie di danza sexi... un ondeggiamento e un movimento molto sensuale...

"scusi se disturbo ma li voglio così, mi piace questo taglio" fa con un tono molto deciso... in realtà lei stessa sta ancora cercando di autoconvincersi...

Lui sorride e la fa accomodare di nuovo, le mette la mantellina e le dice di chiudere gli occhi che ora ci pensa lui...

Lei tiene gli occhi chiusi e sente che le bagna di nuovo i capelli, anzi questa volta glieli lava, li pettina all'indietro e li lascia bagnati, sente che glieli tira su un pò dietro e li fissa con delle mollette, lui le dice gentilmente di abbassare la testa ma lei non capisce, così, sempre delicatamente, gliela spinge in avanti con le mani.... passano lunghi momenti, fino che sente il freddo dell'acciaio delle forbici, sul collo, sente il taglio netto, e sente i capelli che cadono sul pavimento, facendo rumore...., poi, dopo un pò, sempre tenendo gli occhi chiusi, sente il rumore della clipper che viene accesa, e la sente passare ancora sul suo collo, sente una certa pressione nelle mani del parrucchiere, evidentemente sta tagliando molto corto, sente che la clipper sale fino a una certa parte della nuca, fino a dove ha gli altri capelli legati, poi si ferma... a questo punto dopo vari istanti sente una cosa bagnata e umida sul collo e sulla nuca, dev'essere schiuma da barba!!!.... Infatti poco dopo sente il rasoio da barba che inizia a passare sulla nuca, facendo attrito coi capelli cortissimi appena tagliati dalla clipper.

E' una sensazione molto eccitante e rilassante, le mani del parrucchiere sono delicatissime e si femano sempre fino al punto in cui ha gli altri capelli legati.

Poco dopo sente che il parrucchiere le rilascia i capelli legati e inizia di nuovo a tagliarli con la forbice, avrebbe una volglia immensa di aprire i suoi occhi per vedere come va il "lavoretto" ma cerca di tenerli chiusi, e pensa: "ma c'è ancora così tanto da tagliare?!?!..."

A certo punto sente che il parrucchiere inizia a usare il phon, le passa le mani fra i capelli e li modella... dopo un po le sussurra all'orecchio che può aprire gli occhi...

Lei ne apre prima uno e poi l'altro, trema anche un pò, è agitatissima me vede un risultato allo stesso tempo sconvolgente ma altrettanto entusiasmante.

E' bellissima, il taglio è propiro come quello del giornale, forse un po' più corto dietro, il bob è sopra le orecchie e il parrucchiere le ha lasciatao la frangia lunga della stessa lunghezza di tutti gli altri capelli, cosicchè possa scenderle molto sensualmente sul viso, il parrucchiere allora prende lo specchio per farle vedere il risultato dietro...

La nuca è molto alta e completamente rasata a zero!!!! Il contasto con i capelli si nota eccome, forse troppo... ma è quello che voleva lei.

Lui si avvicina ancora e le da un bacio sulla guancia "Bella scelta " le fa, "Grazie" risponde lei con quell'accento americano.

Si alza e va di nuovo a pagare alla cassa "un taglio di capelli " fa alla casierra "anzi ... due!!!" e sorride maliziosamente, mentre sorride abbasa la testa e la frangia lunga le cade sul viso, la rimette a posto con la mano e si posiziona i capelli all'indietro con la stessa mano, si accarezza così la testa fino ad arrivare alla nuca, sente la nuca rasata e si passa su la mano sù e giù un paio di volte e sorride ancora alla cassiera... "Times for a change!!!" , le fa, ed esce..."

LA VENDETTA DI CHIARA

Chiara e Stefania si conoscono fin dalle scuole elementari, due belle bambine ai tempi e due belle ragazze oggi.

Chiara bionda capelli lisci e occhi verdi molto dolce e timida, Stefania rossa capelli lisci anche lei, ma molto estroversa e un carattere forte e furbo. Tra di loro non scorreva buon sangue e fin dai tempi delle elementari Stefy continuava a fargli i dispetti, ad esempio in quinta elementare il giorno prima degli esami Stefy, che aveva il banco dietro quello di Chiara, allungò una mano, prese una grossa ciocca di capelli e la recise con le forbici. Naturalmente Chiara se ne accorse solo a casa quando la mamma le diede una mano ad asciugare i capelli appena lavati, ma ovviamente non aveva prove per incolpare la sua compagna di scuola e soprattutto le mancava il coraggio per ribellarsi alle cattiverie che le venivano fatte.

Alle scuole medie si ritrovarono ancora in classe insieme, Chiara andava molto bene, Stefania un po meno ed era molto gelosa e ad ogni bel voto della amica lei rispondeva con un dispetto.

Un giorno durante la lezione di arte, aveva un recipiente pieno di colore marrone, si avvicino nei dintorni del banco di Chiara che aveva la testa chinata in avanti mentre stava disegnando, e facendo finta di inciampare fece rovesciare l'intero barattolo sugli splendidi capelli biondi Chiara. La ragazza scoppiò in lacrime e la sua amica la scampò ancora visto che venne scusata, creduta nella sua buona fede di essere davvero inciampata. Chiara dovette però tagliare i capelli a caschetto visto che quel colore non venne via del tutto rinunciando alla sua bella lunga chioma.

Passarono due anni le due ragazze erano in terza media, i capelli di Chiara erano ricresciuti e le arrivavano al sedere, mentre quelli di Stefy erano sempre rossi lunghi sotto le spalle, le due giovani erano cresciute molto ed erano diventate prede ambite da molti ragazzi, ma ce era uno in particolare che piaceva a tutte e due, si chiamava Marco, entrambe durante le ore di lezione lo guardavano con occhi languidi, insomma erano cotte di lui. Si avvicinava il giorno del ballo di fine scuola, il giorno prima i ragazzi chiedevano alle varie ragazze di andarci insieme, e anche le due nemiche/amiche attendevano con impazienza l'invito del loro bello. Marco durante l'intervallo chiamò Chiara da parte per parlare e per invitarla al ballo, la bella biondina era al settimo cielo, ma alla scena aveva assisitito anche Stefania che era furibonda e meditava già il prossimo dispetto. Finì l'intervallo e ripresero le lezioni. Chiara venne chiamata alla lavagna per un'interrogazione e svolgeva un esercizio girata con le spalle verso la classe, Stefania ne approfittò per prendere il cappellino alla pescatora che Chiara indossava per venire a scuola e per andare a casa, prese una confezione di colla attak e svuotò l'intero contenuto nel cappello di Chiara, riempiendolo fino all'orlo, e poi lo ripose sotto il banco della compagna. Proprio in quel momento suonò la campanella, tutti si alzarono per andar via. Chiara ritornò al posto, raccolse le sue foto e si infilò il cappello ignara di quello che la sua amica le aveva combinato e andò a casa. Giunta qui, andò per levarsi il cappello, ma questo non veniva via nemmeno a strapparlo, la ragazza sentiva che tutti i suoi capelli erano come incollati al cappellino, piangendo corse dalla mamma che toccando sotto il cappello sentì il liquido appiccicaticcio della colla e le diede una brutta notizia, l'unico modo per liberarle la testa era andare dal parrucchiere e tagliare un po' i capelli. Chiara era disperata, il suo Marco doveva passarla a prendere per andare al ballo e non sapeva come avrebbe potuto fare. La ragazza e la madre arrivano dal parrucchiere, le spiegano la situazione e se poteva tagliarglieli il meno possibile; il parucchiere comincia a tagliare e le ciocche bionde di Chiara cominciano a cadere. Alla fine vedendo che il cappello non veniva via prese il rasoio elettrico e cominciò a rasarle la testa mentre Chiara era sempre più disperata.

Qualche passata e il lavoro era finito, i capelli della studentessa erano sul pavimento e la sua testolina era completamente rasata. Chiara telefonò a Marco e gli disse che non sarebbe andato al ballo con lui, poi si rinchiuse in camera e pianse tutta la notte ma giurò che un giorno si sarebbe vendicata.

Passarono gli anni Stefy aveva studiato ragioneria e aveva uno studio commerciale, mentre Chiara aveva fatto la scuola per parrucchiera e si era aperta un negozio. all'interno il salone era diviso in due stanze in una delle quali non aveva accesso nessuno: all'inertno una sedia con delle stringhe sui braccioli, sui piedi e sullo schienale, ogni giorno dopo la chiusura del negozio vi si appartava e meditava che un giorno li avrebbe ottenuto la sua vendetta. Un giorno in negozio entrò un bella ragazza dai rossi capelli lisci e lunghi fin sotto le spalle. Chiara la riconobbe subito, era Stefania, mentre quest'ultima non si ricordò di Chiara che fece finta di niente e la fece accomodare su di una poltrona e le chiese: come li vuole tagliare?. Stefy rispose: solo una spuntatina.

Poi Chiara le chiese se poteva offrirle un caffè e la ragazza lo accettò volentieri; la parrucchiera andò a preparare il caffè nel quale mise 60 gocce di valium e lo portò alla sua specialissima cliente. Stefy dopo averlo bevuto si sentì mancare, le forze l'avevano abbandonata e non capiva più niente. Chiara la portò nella sua stanza segreta, la fece sedere sulla sedia, le legò manie piedi e il collo con le stringhe, le gettò un secchio di acqua gelata in testa, prese le forbici e cominciò a tagliare.

Prendeva le ciocche da ogni lato e le recideva senza neanche guardare la misura. Ormai dopo essersi sfogata i capelli di Stefania che era ancora intontita erano corti, ma a Chiara non bastava, prese il rasoio elettrico e glielo passò avanti e indietro sopra e sui lati. Poi non ancora contenta prese il rasoio a lama e senza neanche la schiuma da barba le lisciò la testa come una biglia da biliardo, chiamò un taxi, la sbattè sul marciapiede fuori dal negozio dove doveva fermarsi il taxi, chiuse il negozio e andò a casa. Finalmente era soddisfatta, si era vendicata di tutti i sopprusi subiti in tutti quegli anni.

Le emozioni della casa di Silvia. by Luca

Il caldo estivo di agosto non ha impedito a Laura e Roberta di andarsi a gustare il concerto della loro cantante preferita Silvia Salemi. Hanno cantato ogni canzone a squarciagola, si sono divertite un mondo ed alla fine non hanno potuto fare a meno di andarle a chiedere un autografo nel camerino allestito dietro il palco del concerto. Silvia ha appena finito di farsi la doccia e sta vestendosi quando le due ragazze, che sono riuscite ad eludere la sorveglianza, bussano al suo camper. "siamo due fans, vorremmo un autografo per cortesia". Silvia, nonostante la stanchezza, le fa entrare ed accomodare: "siamo Laura e Roberta, ti seguiamo dall'inizio da " A casa di Luca", la nostra canzone preferita.Sei veramente grandiosa". "Vi ringrazio, ragazze; ecco vi faccio una dedica particolare e aggiungo una mia foto. Anzi, sapete che vi dico: vi invito a cena a casa mia, finalmente ho una serata libera da impegni e cene di lavoro e mi fa piacere stare assieme a due mie ammiratrici e soprattutto a due ragazze. La casa si Silvia non è molto grande: all'ingresso, un piccolo soggiorno, molto ben arredato, poi una cucina, una camera da letto ed un bagno. Ordinano tre pizze che divorano in un attimo, poi inizia la discussione; Silvia racconta la sua infanzia, gli studi, gli amori, la carriera. " Come mai questo look maschile?" "Parli dei capelli? Radersi a zero non è un'esclusiva maschile;soprattutto le donne dvrebbero almeno provarlo una volta nella vita. Si accorgerebbero quanto più fascino, bellezza e significato darebbero al loro viso e quanta maggiore sensualità ispirerebbero negli uomini: io ho cominciato a rasarmi a quindici anni e da allora non ho più smesso e ogni settimana mi passo sulla testa il rasoio elettrico, poi completo il tutto con schiuma da barba e gillette: è una sensazione piacevolissima, peraltro, un rito al quale ormai non so più rinunciare. Guardate, ho appena comprato un nuovo potentissimo rasoio… E voi, vi siete mai rapate?" "No, siamo sempre tentate a farlo, ma poi un po' per paura non l'abbiamo mai fatto; al massimo un baschetto, cinque-sei anni fa." "Beh, questa sera potrebbe essere la volta buona, se volete ho tutto l'occorrente". Dopo alcuni tentennamenti, le due si fanno convincere. Inizia Laura, a cui Roberta lava i capelli, mentre Silvia prepara l'occorrente. Terminato il lavaggio, Laura è fatta accomodare su uno sgabello del bagno e Silvia le mette la mantellina con la sua "effige" (che poi le regalerà). "Sei pronta? Se hai paura, chiudi gli occhi, ma vedrai…godrai come mai…" "OK". Silvia impugna il rasoio lo accende e, senza protezione, da davanti al centro fino a dietro bzzzzz……bzzzz……bzzzzzzz inizia a pelarla. La parte centrale della testa sia davanti che dietro, sono già rasate e a terra una montagna di capelli inonda il bagno. "Che goduria, ancora, ancora …" "te l'avevo detto…" e Silvia finìdi raparla del tutto: bzzzz……bzzzzzz…….bzzzzzzz… la testa di laura è quasi una palla di biliardo e lei è al settimo cielo, mai prima d'ora aveva provato queste sensazioni. Ma ancora non è finita… Silvia le spalma sul cranio rasato la schiuma da barba : poi con un gillette match 3 inizia l'accuratissima e profondissima rasatura… Silvia è all'orgasmo, sente che nelle parti intime è tutta bagnata… Roberta, finora spettatrice, freme anche lei vuole divertirsi, vuole godere, tant'è che appena vede che il lavoro su laura sta per terminare va a lavasi i capelli da sola. Il rituale si ripete… Ma Laura e Roberta non sono ancora soddisfatte e allora Silvia le fa spogliare e prima col rasoio elettrico, poi con quello manuale le depila, sempre a fondo, le parti intime". "Altro che a casa di Luca". "A CASA DI SILVIA, si provano le vere emozioni". Sono le 3 ormaie le due se ne vanno, anche perché l'indomani Silvia è impegnata. "mi raccomando ragazze, ogni settimana ripetete il rito. Un bacio." Il giorno dopo nel carrello della spesa di Laura e Roberta una trentina di confezioni di schiuma da barba e due potenti rasoi elettrici fanno bella mostra. Mentre un ragazzo si avvicina loro " Che fate stasera bellezze ?"

 

LISA, LA RAGAZZA RIBELLE

 

 

Saranno state già le sette della sera e Lisa non era ancora rientrata, la madre, tipica donna paranoica era già alterata perché non voleva che la figlia rientrasse tardi per cena. La ragazza però si disinteressava completamente di questo, tant'è che era ancora a casa di Betty per finire il suo capolavoro; Lisa non fa l'artista ma la parrucchiera, un lavoro che spesso viene ignorato ma che è indispensabile in questo mondo in cui oramai l'immagine conta più del cervello. A dir la verità, Lisa non fa proprio la parrucchiera ma lo sarà fra un anno se gli van bene gli esami e come tutte le fanatiche di questa arte già prima del diploma si esercitano sulle loro amiche; la vittima di turno è Betty, una di quelle ragazza un po' sballate che non si tengono molto ma che da quando ha trovato Alex, tipico giovane in carriera, ha deciso di dare una svolta al suo look. Betty è bionda, quel biondo quasi sbiadito dai troppi shampoo fatti in fretta, i suoi capelli sono abbastanza lunghi, li porta fin sotto le spalle da sempre, non ha mai prediletto grossi cambiamenti ma questa volta è diverso: non si poteva permettere di lasciar scappare Alex, Alex contava molto più degli altri. Così, visto che non si fidava tanto dei parrucchieri che come diceva lei: "Ti fanno come vogliono loro ... ", Lisa era la ragazza giusta, quella che conosceva Betty da sempre, quella che "sapeva fare" e inventare, e quella che comunque Betty poteva anche incazzarsi in caso di disastro! Erano lì da due ore ormai e dopo i pettegolezzi sentimentali si arrivò al dunque, Lisa illustrò dei giornali con delle foto, ma Betty non riusciva a decidere, per lei era una cosa nuova ... "Insomma Betty, come te li devo fare? Questa non va bene?" illustrando un taglio carré sul mento appena sfilato. "Boh! Non è facile! Cosa credi, ne va del mio futuro!" replicò l'amica. Ma ad un tratto, sfogliando il giornale arrivò l'illuminazione: Asia Argento. Asia era un po' il mito di Betty, ma perché non ci aveva pensato prima! Asia portava i capelli corti in quella foto ma non troppo ... Era fatta. "Sei sicura? Guarda che sono corti! Non è che dopo non ti vedi e ti metti a piangere?!" garantì Lisa. "No No, questo va bene!" convinta rispose Betty.

"Si, infondo sei una fattona come lei! E poi il tuo viso la ricorda ... OK!" e convinta, Lisa prese il necessario: forbici e pettine. Betty si era seduta su una sedia nel salotto(i suoi non c'erano), prese un'asciugamano e se lo pose sopra di essa. Lisa si avvicinò, le bagnò i lunghi capelli pronti al taglio con uno spruzzatore e poi le chiese:" Ti devo fare la treccia o non importa?" "No, è lo stesso ... taglia, che non vedo l'ora!" disse la ragazza eccitata. Lisa la squadrò un istante, mancava qualcosa all'evento: un po' di musica ... Tirò fuori dall'armadietto un cd di Vasco, sulle note del rocker di Zocca, Lisa cominciò a pettinare tutti i capelli dell'amica all'indietro, Betty non aveva neppure uno specchio nelle mani, voleva specchiarsi alla fine e così la futura parrucchiera impugnò tutti i capelli dietro la nuca come fosse una lattina di coca, con l'altra mano avvicinò le forbici ai capelli: "Vado?" richiese Lisa. "Vaii!!" rispose Betty. Zaac! Zaac! Zaac! E tutti capelli rimasero nelle mani di Lisa. "Tieni!" replicò Lisa e lanciò tutta la fitta coda tagliata sulle gambe di Betty. "Cavolo! Però erano lunghi ... fammi bella Lisa, non far cazzate!" "Sta tranquilla, malfidata!" E così si approfondì il taglio, la nuca pian piano veniva recisa e smaltita fin sopra le orecchie, mentre di fianco le forbici tagliavano nettamente i capelli su una base pari. Betty era veramente eccitata, in fondo non poteva vedersi ma sentiva che l'amica ci aveva dato giù, forse anche di più rispetto alla foto di Asia Argento. Lisa era fiera di quello che stava facendo, veniva veramente bene e le piaceva quel profumo di ciocche tagliate che aveva nelle mani. Davanti, i capelli seguivano quelli di fianco, non aveva la frangia questo taglio e poi a Betty non piaceva. I capelli continuavano a cadere sul pavimento e sembrava che facessero quasi rumore, ciocca dopo ciocca. L'asciugamano era colmo di capelli molli tutti rigorosamente a ciocche di trenta centimetri. Betty intanto non vedeva l'ora che finisse: "Hai fatto Lisa, voglio vedermi! Son troppo eccitata!" Lisa intanto rifiniva la nuca quasi rasata a colpetti di forbici: "Non hai un rasoio in casa?" "Cosa ci vuoi fare col rasoio!" "Devo rifinirti la nuca o hai paura che ti raso a zero!" Le due si divertivano un mondo, ma oramai erano le sette. "Ecco ho quasi fatto ... " fiera rispose Lisa. Finito. Betty si tolse subito l'asciugamano lasciando svolazzare tutte le ciocche in aria, e ancora con tutti i capelli sulla maglia andò a prendere uno specchio in bagno. "Cazzo Lisa! Ma son veramente corti! Ma sei stata veramente fantastica!" Betty era lì per piangere, non dalla disperazione ma dalla gioia, non era mai stata così bella lei che aveva sempre avuto quei capelli lunghi come se fosse una regola. Lisa era davvero contenta e guardava i capelli sul pavimento con fierezza, poi squillò il telefono: "Si sono io mamma ... si, va bene mamma ... ok!" "Che palle!" esclamò Lisa con la paranoia che le aveva tramandato sua madre. Betty intanto si riprese dalla felicità e continuò a ringraziare l'amica. "Betty, mi tocca andare, vedrai, stasera farai un figurone con Alex!" Salutò l'amica per l'ennesima volta e si avviò a casa pensando al pomeriggio trascorso con l'amica: aveva imparato qualcosa in più sul suo lavoro ma aveva anche imparato e anche dei piccoli gesti, a volte possono cambiare il nostro destino e il nostro modo di vedere la vita. Entrata in casa trovò la madre isterica davanti alla cena, ma che le importava. E così se ne andò in camera e guardandosi davanti a uno specchio sorrise, prese un cd di Vasco e chiuse gli occhi.

Mantenere le promesse! di Alberto

 

Lia era arrivata da alcuni mesi, e lavorava in un ufficio attiguo al mio. Era giovane anche se non giovanissima, e faceva parte di quella categoria di donne che non capivi se erano belle o se ti erano indifferenti. Intravedevi dei numeri, ma mancava qualcosa che ti attizzasse. Il vestito di maglia lasciava capire la presenza di un bel corpo. Aveva lunghi capelli neri mossi, che teneva parzialmente sciolti, ma tirati all'indietro e trattenuti ai lati da due fermagli, in modo che la massa ricadesse sulla schiena solo dietro alle orecchie, che rimanevano scoperte. Una pettinatura da collegiale. Sovente indossava completi con pantaloni, e raramente indossava gonne. In queste occasioni l'orlo era a pochi centimetri sopra il ginocchio. Si comportava come sovente fanno le donne quando arrivano in un ambiente nuovo e osano poco. Nell'insieme era legata. Per motivi di lavoro avevo molte occasioni di parlarle, ed in breve ci fu, se non amicizia, almeno confidenza. Seppi che era stata assunta insieme ad un'altra ragazza destinata in un altro settore. Sapevo che spesso l'azienda adottava la politica di assumere più persone tra i diplomati dello stesso corso, in quanto puntavano sulla familiarità dell'ambiente, e pensavo che le due neoassunte fossero quindi coetanee. Dopo qualche tempo conobbi la ragazza assunta insieme a Lia: portava una minigonna ridottissima, e i capelli tenuti sciolti arrivavano fino alla vita. Ritornando nel mio settore mi lamentai scherzosamente con Lia di non avere la stessa generosità della compagna di classe in tema di minigonne, e di preferire un look da educanda. Lei mi guardò stupita ma nello stesso tempo soddisfatta: non siamo coetanee, lei ha 6 anni meno di me! Risposi sincero che non sembrava così. Sorridendo mi ringraziò e mi confidò di essere non solo sposata, ma già mamma, mentre l'amica, appena ventenne si sarebbe sposata di lì a poco. Le risposi che allora avrebbe dovuto comunque copiare maggiormente l'amica e lei sorrise. Il giorno seguente era incredibilmente trasformata: i capelli erano sciolti e una minigonna a metà coscia la rendeva molto attraente. Inutile a dirsi che prese gusto alle occhiate che le davo, e continuò con il nuovo look. Io avevo preso l'abitudine, che a lei non dispiaceva, di entrare nell'ufficio quando dovevo parlarle, anziché usare il citofono, e di posizionarmi dietro la scrivania, e lei ricompensava la mia attenzione permettendomi di ammirare le sue gambe completamente scosciate dalla posizione seduta. Sapevamo entrambi tacitamente che ero lì per quello. Un giorno arrivò trasformata, con la chioma rossa e una frangia. Ammirato le dissi che tutte le donne cambiano frequentemente la pettinatura, e che da lei mi aspettavo, nei mesi successivi, una lunghezza dei capelli proporzionata a quella della minigonna, ma lei disse che non avrebbe fatto altre trasformazioni. Sollecitata da me, mi raccontò che prima di fidanzarsi, sfruttando la rapida ricrescita del suoi capelli faceva frequentemente tagli diversi: una volta, partendo da capelli lunghi come li portava ora, si fece fare un taglio scalatissimo che nei mesi seguenti per pareggiare i capelli era diventato un carrè appena sotto le orecchie. Purtroppo, alcuni mesi dopo, quando i capelli erano ricresciuti fino alle spalle, e meditava il gran salto al corto con sfumatura, che anche se infrequente, aveva diverse estimatrici in quegli anni, conobbe il futuro marito e su sua pressione rinunciò a tagliarsi i capelli, lasciandoli invece crescere fino alla vita. Alla nascita dei figlio si era stabilizzata con una lunghezza a metà schiena Le chiesi se non provasse desiderio di cambiare, ma mi disse che aveva rinunciato ai capelli corti. Oltre tutto avvicinandosi alla trentina lei stessa era più restia a nuove sperimentazioni, e intendeva solo giocare con i colori. Infatti la vidi ritornare nera, diventare castana, nuovamente rossa, mentre alternava il liscio con il riccio. La facilità con la quale l'avevo convertita ad indossare la minigonna anche in ufficio, i frequenti cambiamenti di colore, e soprattutto il gran taglio a carrè con la quale si era presentata l'amica, mi facevano intravedere una fortissima voglia repressa di tagli, incrementata giorno per giorno dal vedere che tutte le altre impiegate con i capelli lunghi come i suoi li avevano tagliati, liberandosi nella maggior parte dei casi di almeno metà della lunghezza. Era uno di quegli effetti domino che capita nelle comunità chiuse, dove basta che una donna tagli i capelli per indurre al taglio le altre. A mio avviso Lia sarebbe stata matura. Doveva solo superare il veto del marito. Una mattina del periodo in cui era rossa e liscia si presentò con una minigonna inguinale e con i capelli raccolti in due codini che partivano sopra le orecchie, facevano un arco e le ricadevano sulle spalle. Appena potei, le feci i complimenti invitandola a scegliere sempre la soluzione più corta. Inoltre le dissi che mi piacevano molto i suoi codini, e che sembravano fatti apposta per poterli tagliare. Lei rise, ma le lampeggiavano gli occhi. Nel pomeriggio sciolse i capelli, per liberarmi dalla tentazione, disse. Ma forse dalla tentazione voleva liberarsi lei. Qualche anno dopo, trascorso un periodo in cui a causa di numerose trasferte avevo meno occasione di incontri lavorativi con lei, la rividi bionda, riccia e in pantaloni. Grandi trasformazioni dissi, mentre mi guardava con aria misteriosa. Il giorno seguente dovevamo eseguire del lavoro insieme, prima che io ripartissi. Arrivò in minigonna proprio per l'occasione, come mi confidò, perché la portava meno frequentemente, come per altro faceva la maggioranza delle donne: la moda stava cambiando. Ma con mio stupore vidi che i capelli, diventati lisci, svelavano una sorpresa inaspettata: un taglio scalato, con lo strato più corto alle spalle e il più lungo a metà schiena come di consueto. Rimasi di sasso. Hai visto, mi disse, ho tagliato i capelli da un mese. Il taglio non era stato una iniziativa imposta dal parrucchiere, ma scelto volontariamente. Era incredibile visto il divieto, pagato con una litigata con il marito, la promessa di ricrescita immediata e la pettinatura riccia per mascherare il taglio. Li aveva temporaneamente lisciati solo per permettermi di vedere il taglio. Due anni dopo Lia era nuovamente mora, con i capelli pareggiati e lunghi fino a metà schiena. Metteva talvolta la minigonna, ma al massimo una spanna sopra al ginocchio e sovente la gonna era lunga anche se con lo spacco. Aveva riallungato sia gonne che capelli. Una gonna in particolare attirava la mia attenzione: aveva l'orlo asimmetrico, cortissimo da una parte mettendo in mostra l'intera lunghezza del lato esterno della coscia destra, scendendo progressivamente fino a lambire il il ginocchio a sinistra. Io mi divertivo a stuzzicarla asserendo che andava assolutamente pareggiata ed offrendomi di farlo, ma Lia mi accusava ridendo di non conoscere le ultime mode. Nelle ultime settimane estive quasi tutti gli addetti alle vendite erano in trasferta alla esposizione. Lia e le altre donne sposate con famiglia in genere erano esentate, ma il bambino in qui giorni era impegnato in un campeggio organizzato dalla scuola. Inoltre negli ultimi tempi il marito si era assentato alcuni giorni con un gruppo di amici, e come la moglie aveva scoperto, si era dedicato anche ad alcune attività generalmente precluse agli uomini sposati. Il marito promise di rientrare nei ranghi, ma Lia aveva bisogno di allontanarsi da casa per sbollire la delusione, ed il viaggio era capitato a pennello. Terminata l'esposizione solo alcuni di noi dovevano definire gli ultimi accordi e quindi avevamo praticamente un giorno libero, fino al mattino seguente quando era prenotato il volo. Inizialmente ci eravamo recati in gruppo nel centro della città, per visitarla e per cenare, ma nella calca il gruppo si scompaginò in vari gruppetti. Lia mi prese sottobraccio. Indossava la gonna asimmetrica e quindi continuai lo scherzo. D'accordo, mi disse, ceniamo in albergo, così vediamo se fai quello che dici. Mi fece entrare nella sua camera e tolse dalla valigia un paio di forbici affilate guardandomi con aria di sfida a braccia conserte. La sfida era eccitante: presi le forbici e incominciai a tagliare rendendo l'orlo dritto (più o meno). In pochi minuti portai la gonna tutta alla stessa lunghezza mentre lei l'aveva indosso: una minigonna da urlo, non più di 30 centimetri in tutto. Lia si aprì la camicetta e non indossando il reggiseno, sotto i capelli si intravedevano i capezzoli turgidi. Mentre stavo per abbracciarla mi disse: aspetta un attimo. Entrò in bagno, uscendo poco dopo con due splendidi codini, e dicendomi che non avevo ancora finito e che prima di averla avrei dovuto mantenere tutto quello che avevo promesso, mi rimise in mano le forbici……….

Precedente
Su
Successiva